Incontro con Angela Flori e presentazione del libro “Tante volte ancora” – 6 Maggio 2026

"Educazione all'emozionalità nella pratica didattica".

Angela Flori è laureata con lode in Filologia Classica presso l’università La Sapienza di Roma e diplomata in Pianoforte presso il Conservatorio di Musica di Frosinone. È docente di Italiano e Latino, attualmente in posizione di comando presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, Unità di missione per l’attuazione del PNRR. Ha insegnato Semiotica e Linguistica presso l’università Cattolica di Roma. Nutre una passione per la scrittura, alla quale si dedica, partecipando a concorsi letterari. Ha tenuto e tiene tutt’oggi corsi di scrittura creativa per conto della Biblioteca Comunale Turriziani di Frosinone, le Officine Municipali di Frosinone, l’Università della Terza Età di Frosinone.

Libro: Tante volte ancora, 2025

Il romanzo racconta la storia di Bice Mascagni, un’anziana donna siciliana dalla vita intensa e fuori dagli schemi. Nel corso degli anni è stata libraia, maestra, attrice e madre — non solo biologica, ma anche “spirituale”, accogliendo e guidando molte persone.

Ora, in età avanzata, vive un rapporto profondo con il nipote Luca, al quale trasmette valori fondamentali: l’importanza dei ricordi, delle storie e delle scelte fatte con il cuore.

Quando però la memoria di Bice inizia a deteriorarsi (a causa della vecchiaia e della malattia), i ricordi diventano fragili. Sarà proprio Luca, attraverso racconti, diari e memoria condivisa, a cercare di ricostruire la sua identità e il suo passato, invertendo i ruoli: da nipote accudito a custode della memoria della nonna.

Nel romanzo Tante volte ancora emerge con forza anche il tema dell’emozionalità come strumento educativo. La figura di Bice, che è stata anche insegnante, rappresenta un modello di didattica basata non solo sulla trasmissione di contenuti, ma soprattutto sulla relazione umana, sull’ascolto e sull’empatia.

Il rapporto tra Bice e Luca mostra come l’apprendimento più significativo avvenga attraverso il coinvolgimento emotivo: le storie, i ricordi condivisi e l’affetto diventano veri e propri strumenti pedagogici. Anche nel momento della perdita di memoria, è proprio la dimensione emotiva — più resistente di quella razionale — a mantenere vivo il legame e a permettere una forma diversa di “insegnamento”.

In questa prospettiva, il libro suggerisce che una didattica efficace non può prescindere da:

  • la valorizzazione delle emozioni come parte del processo di apprendimento; 
  • la costruzione di un clima relazionale positivo; 
  • l’uso della narrazione come ponte tra conoscenza e vissuto personale.