Venerdì 10 aprile con la classe abbiamo partecipato a un incontro formativo organizzato dal Centro Astalli, durante il quale abbiamo conosciuto Aknusa, una rifugiata del Tajikistan. L’incontro si è aperto con un breve dibattito sul tema della migrazione, le cause principali per cui avviene e quali sono i flussi dominanti. Questa introduzione ci ha aiutato a seguire la storia di Aknusa: sposata a 17 anni, viveva una vita mediamente agiata nello Stato del Tajikistan, il marito studioso e professore di un’università faceva parte di una piccola rete di rivoluzionari che denunciavano le azioni violente e repressive dello Stato. Aknusa ha raccontato di come sono stati obbligati a scappare dal Tajikistan per accuse di terrorismo, di come con difficoltà sono riusciti ad arrivare in Russia, dove il marito ha continuato a pubblicare materiali e scritti che denunciavano le ingiustizie subite. Quando anche in Russia la situazione è diventata complessa e pericolosa per la famiglia, il marito è riuscito a procurarsi un visto Italiano e a chiedere asilo politico, in questo modo lei ha potuto chiedere il ricongiungimento familiare e arrivare in Italia legalmente.
Grazie all’aiuto dal centro Astalli è poi riuscita a imparare la lingua, trovare un alloggio e lavoro per lei e il marito.
Questa storia così turbolenta mi ha coinvolto emotivamente, ed è possibile solo immaginare lo stato di ansia in cui per anni ha vissuto la famiglia, tra costanti minacce e intimidazioni da parte delle autorità tajike. Aknusa ha spiegato che ancora oggi però si trovano costretti a doversi trasferire regolarmente perché continuano a ricevere minacce.
Inoltre ha raccontato anche storie di loro conoscenti e di quello che hanno passato, sono rimasta molto colpita dalla quantità di persone coinvolte in questa rete di denunce, descritte appunto dalle autorità come atti terroristici, e che in realtà rappresentano l’unico modo che i civili hanno di salvaguardarsi l’un l’altro, spesso sacrificando anche loro stessi. Mi sono davvero resa conto ancora di più quanto ogni persona possa fare la differenza per il prossimo.
L’incontro ha fornito delle informazioni utili di tipo geopolitico, che hanno reso ancora più emozionante la storia personale di Aknusa. Lei e il marito hanno sfidato una vera e propria dittatura autoritaria, in cui la popolazione lavora al servizio del Presidente, ed è costantemente sorvegliata dalla corrotta polizia locale. Ci ha parlato infatti di un sistema profondamente corrotto, in cui solo una ricca élite di cittadini ha accesso a servizi che altrimenti sarebbero a disposizione di tutta la popolazione. Un esempio riguarda il mondo scolastico e universitario, in cui è una pratica comune acquistare titoli e borse di studio, lasciando così fuori coloro che non possono o non vogliono cedere a questi ricatti.
Gli incontri nelle scuole sono utili per sensibilizzare i ragazzi su una realtà di cui altrimenti non avrebbero un’ idea concreta.
Infine ritengo che sia fondamentale conoscere questo tipo di storie, e farlo attraverso le testimonianze dirette dei rifugiati permette davvero di comprendere l’importanza dell’esistenza di un sistema concreto di centri accoglienza come quelli Astalli.
Margherita Tripodi 2 C ECO
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