DIVERSAMENTE DISABILI AL PIRELLI

il 4 maggio sede di via Assisi: Incontro con due esponenti dell’associazione Diversamente Disabili, ospiti graditi e affezionati della nostra scuola.

Durante l’incontro la mia classe, la 2 C eco insieme alla 2 A eco, hanno avuto la fortuna di incontrare Emiliano e Luca. Due signori che hanno avuto la sfortuna di aver subito un’incidente che  ha cambiato la loro  vita, ma che  li ha fatti rinascere. Nelle loro parole ho visto la sincerità e premura di un padre, di un fratello, di  un amico che ti vuole bene, davvero. Il fatto che siano stati coinvolgenti con i ragazzi, essendo spontanei e sinceri, è la cosa che ho apprezzato di più. Hanno fatto fare delle attività giocando con gli studenti, (tiri di pallone in porta utilizzando occhiali che simulano uno stato di ebbrezza, giochi con le carte, percorsi con piccoli ostacoli etc ) facendoli ragionare su quanto la distrazione o l’uso sproporzionato di alcool o sostanze stupefacenti possano alterare lo stato fisico e mentale e di conseguenza rendere la guida e quindi la sicurezza stradale pericolosa. Mi è piaciuto anche il modo in cui non hanno reso l’incontro monotono e passivo ma hanno reso tutti i  partecipi con domande che implicavano una partecipazione attiva, visionando anche presentazioni e video realizzati da noi ragazzi. Personalmente mi sono trovato a mio agio in ogni momento e ho trovato l’incontro adatto a dei ragazzi che hanno le porte aperte verso il mondo della guida e della responsabilità. Spero di poterli rincontrare e mi auguro che tutti hanno saputo cogliere il messaggio trasmesso.

Lucas F, 2 C eco

 

RIFLESSIONI PERSONALI

Cosa ho provato?

All’inizio ero bloccata. Non avevo idea di come comportarmi con loro, di cosa dire o dove guardare. Ero quasi convinta che sarei finita ad ascoltare il solito elenco di lamentele o una noiosa lezione teorica sulla sicurezza stradale. Ma mi sbagliavo di grosso. Tutto è cambiato quando Emiliano, con una naturalezza che mi ha spiazzato, ha tolto l’abbigliamento protettivo da motociclista per mostrarci la sua gamba che non c’era più. In quel momento esatto, ogni mio imbarazzo è sparito. Ho capito che non voleva la nostra pietà, né cercava compassione. Mostrando quel vuoto, ci stava sbattendo in faccia la realtà senza filtri. Nonostante quel pezzo mancante, la sua energia riempiva tutta la stanza. Mi ha colpito come la sua passione e il suo calore arrivassero molto prima della sua disabilità. In quel momento non ho visto una vittima, ma un uomo che trasuda una vita e una grinta che molti di noi, con due gambe intere, a volte ci sogniamo. Mi ha insegnato che non è la mancanza di un arto a definirti, ma la forza con cui decidi di restare in sella al tuo destino.

Cosa ho imparato?

Ho imparato che la sicurezza non è una regola, è un patto con se stessi. Prima pensavo che il casco o i limiti fossero solo “cose da rispettare per non prendere la multa”. Oggi ho capito che sono gli strumenti che mi permettono di continuare a fare quello che amo.

Ho imparato che:

  • Essere forti non significa sfidare il pericolo, ma avere il coraggio di proteggersi.
  • La libertà non è correre senza pensieri, ma poter tornare a casa e avere ancora un “domani” da vivere.
  • La responsabilità è un superpotere: un mio gesto può salvare la mia vita e quella di chi mi sta intorno.

Cosa mi ha colpito di più?

Mi ha colpito Luca, mentre raccontava la sua storia con una calma quasi disarmata. Non erano lì per sfogarsi o per cercare la nostra compassione, ma per darci una svegliata prima che sia troppo tardi. Sono venuti a suonare un campanello d’allarme: la sicurezza viene prima di ogni cosa, perché la verità è che non sappiamo mai se arriverà prima il domani o l’imprevisto. La morte non aspetta che tu diventi vecchio. Il pericolo è costante e si nasconde proprio nelle piccole cose che di solito sottovalutiamo: una distrazione, un eccesso di sicurezza, un “tanto non succede nulla”. Sono quelle piccole leggerezze il vero punto di origine del disastro. Ma la cosa più bella è stata vedere che Emiliano e Luca non hanno perso la speranza. Sono grato che non abbiano smesso di guardare avanti e che abbiano deciso di condividere il loro dolore con noi per trasformarlo in una lezione di vita. Il vero dramma sarebbe stato se non fossero stati lì a raccontarcelo; invece sono lì, con il loro sorriso e la loro grinta, a proteggere il nostro futuro.

Junmiao 2 c eco