VOTARTE 2020

Ogni anno da quando sono in questa scuola propongo a tutti i miei allievi del triennio del Linguistico una democratica manifestazione. Si chiama VotArte e i ragazzi votano la loro opera d’arte preferita tra una rosa che loro stessi hanno selezionato all’interno di un tema ampio come l’Arte e il Cibo (l’anno scorso) o l’Arte e l’acqua (due anni fa) legato ad altre attività proposte dall’Istituto. Le opere più votate, riprodotte in poster, abbelliscono poi le pareti dell’aula video che utilizzo per fare lezione con quasi tutte le classi.

Quest’anno nella sua eccezionalità ha reso diverso tutto e quando abbiamo avviato le nostre classi virtuali mi è sembrato naturale proporre ai ragazzi un’opera d’Arte al giorno, una pillola d’arte da condividere nella convinzione che le immagini potessero essere una piccola terapia contro la lontananza forzata e la paura intorno a noi. Ora che siamo arrivati alla fine dell’anno ho chiesto di scegliere l’opera preferita e di mandarmi una breve motivazione della scelta, magari cercando di ricordare le emozioni che ha suscitato in loro quando l’hanno vista la prima volta, mentre vivevano un momento così fuori dall’ordinario, pieno di timori e speranze, di sentimenti contradditori, di inevitabili riflessioni.

I ragazzi ci sorprendono. Le risposte che mi sono arrivate sono emozionanti e confermano quello che noi che lavoriamo a scuola sappiamo da tempo. Questa non è una generazione superficiale e povera di pensiero come spesso viene dipinta. Sono giovani pieni di una meravigliosa profondità, capaci di coniugare la fragilità dell’esistenza alla determinazione, al coraggio e alle aspettative della loro età, sono romantici e sognatori, ma concreti e lucidi nelle loro analisi. Alcuni dei commenti mi hanno commossa, altri mi hanno inorgoglita, tutti mi hanno trasmesso un senso di profonda soddisfazione per il lavoro che siamo riusciti a fare, a distanza, con i nostri mezzi, con tutte le energie possibili e la voglia immensa di non perdere il contatto con nessuno dei nostri ragazzi.

Ecco perché ho voglia di condividere alcuni di questi pensieri.

Roberta Salibra

 

Mauritz Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente, 1935

L’immagine che più mi ha colpito è stata senza dubbio la prima della lunga carrellata. Ricordo che appena la vidi pensai:” è proprio vero, la mia stanza è diventata il mio mondo.” Eravamo in un periodo di tristezza, dove non si poteva uscire e non si poteva stare con chi si ama. Associai questa opera d’arte ad una canzone che si chiama “Il Cielo nella stanza” di un rapper che va tanto ora, perché nel ritornello si associa una stanza ad un vero e proprio mondo estraneo dalla realtà. Io sono una persona che ama uscire, stare a contatto con tante persone, ridere e scherzare con tutti; sono sempre stata poco a casa e quando sono stata costretta ho realizzato che il mio mondo, in quel momento, era la mia stanza, con i miei oggetti cari, che mi riportano all’infanzia, a momenti felici e non. Questa “convivenza forzata” con noi stessi, con le nostre mura di casa e con i nostri familiari, sicuramente ci ha fatto apprezzare di più ciò che per tre mesi ci è stato tolto (amici, parenti, uscite ecc), ma è altrettanto vero che ci ha fatto “vedere da un altro punto di vista” le persone e le cose che vivono nella nostra stessa casa e che magari, nella routine della vita normale, non avremmo apprezzato. Spero di essermi riuscita a spiegare, con le parole non sono molto brava. Vorrei aggiungere solamente che questa immagine, in un momento di tristezza e sconforto, mi ha dato lo sprint che mi serviva per accettare che la situazione era quella, che stavamo vivendo tutti la stessa cosa ma soprattutto che avrei potuto sfruttare questa situazione per vivere la mia stanza e la mia famiglia in un modo nuovo, senza essere presa dalle mille cose della routine normale.

Ho scelto quest’opera perché dentro la sfera di Escher ci siamo riflessi, e continuiamo a rifletterci, tutti quanti. Il limite degli spazi e degli affetti, infatti, mi ha fatto pensare sempre di più alla nostra piccolezza di fronte alla vastità di tali catastrofi, condannandoci ad uno stato di impotenza e di lutto collettivi. Ma intrappolati nella nostra stanza, perfettamente realizzata dall’autore, così come le mani, abbiamo avuto l’opportunità di apprezzare le piccole cose, attribuendo loro un valore, di dedicare più tempo alle persone che amiamo e di riflettere sulla nostra condizione. Eppure, nel nostro piccolo, rimanendo nelle nostre case, abbiamo contribuito anche noi a questa lotta, dimostrando un grande atto di responsabilità.

 

Berthe Morisot, Davanti alla psiche, 1890 circa

La mia scelta è stata dovuta al fatto che lo specchio ha rappresentato, almeno per me, uno strumento di uso frequente nelle mie giornate di quarantena. Sono stati molti i momenti nei quali non sapendo cosa fare, ho osservato e studiato con più attenzione il mio volto e corpo. Ho notato dettagli di me che prima ignoravo e nonostante alcune volte preferivo non averli mai visti, altre mi hanno permesso di conoscermi di più e accettarmi malgrado alcune imperfezioni che spesso mi rendono insicura. Lo specchio è stato dunque una sorta di amico che con la sua sincerità mi ha fatto vivere sia degli alti che bassi, aiutandomi però allo stesso tempo a saper apprezzare la mia persona giorno di più.

 

Salvador Dalì, La ragazza alla finestra, 1925

Nell’opera che ho scelto mi ci rispecchio molto, in questo periodo il mio pensiero fisso è stato “si potrà tornare al mare?” Quest’opera mi suscita grandi emozioni, una miscela di felicità e tristezza perché la ragazza affacciata, vede il mare ma non ci arriva e così mi sento io. questo mare irraggiungibile rispecchia anche altre cose di questo periodo per gli altri: vedono gli amici ma non possono abbracciarsi, chiamano i famigliari ma non possono starci. l’unico pensiero positivo è che il pianeta si è ripulito dallo smog ed è un bene.

Ho scelto quest’opera perché secondo me rappresenta al meglio le sensazioni e le emozioni provate durante la quarantena. Riesco ad identificarmi molto nella ragazza rappresentata poiché anche io, durante questo periodo, mi sono trovata ad osservare il mondo dalla finestra della mia stanza e a ricordare i momenti di serenità, che sembrano ormai lontani. Il mare che possiamo scorgere al di là della finestra evoca l’immagine della libertà e mi fa sperare di poter presto tornare alla normalità.

Quest’opera rappresenta, per me, un po’ tutto ciò che abbiamo vissuto e che, in parte, stiamo ancora vivendo: siamo stati costretti a rimanere dentro casa per più di due mesi, potendo ammirare ciò che ci circonda al di fuori della nostra abitazione solo attraverso la nostra finestra di casa, e probabilmente per molte persone sarà difficile passare l’estate 2020 se non in casa, magari perché impossibilitati per mancanza di soldi, e costretti quindi a “vedere passare” l’estate (rappresentato dal mare) solo da una finestra.

 

Balthus, Ragazza alla finestra, 1955

Ho scelto quest’opera perché vedo me stessa nel periodo di pandemia che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo. Stare alla finestra era per me non solo un bisogno di stare all’aria aperta, fuori dalle mura domestiche, ma anche un’occasione per liberare la mente da ogni pensiero, quasi evadere dalla brutta realtà che ci sta intorno. Non è un semplice affacciarsi alla finestra, ma scavalcarla, per fuggire via.

Ho scelto l’opera di Balthus “Ragazza alla finestra” perché è quella in cui io mi rispecchio di più. La ragazza è in casa e si sta sporgendo dalla finestra mentre guarda fuori, curiosa e desiderosa di uscire e di scoprire di nuovo il mondo esterno. Il suo viso reclinato mi fa pensare ad un sentimento di malinconia e di tristezza mentre ammira la natura che ha davanti. Oltre a lei non c’è nessun’altro nella stanza e questo mi ricorda anche il grande sentimento di solitudine che ho provato durante questi due lunghi mesi di quarantena, dove i rapporti sociali, che sono parte integrante della nostra vita, sono stati eliminati in funzione di un bene comune.

Ho scelto quest’opera perché immediatamente mi ha portata a riflettere sul punto di vista, riguardo questo pesante periodo, di un bambino che potrebbe aver vissuto personalmente una pandemia perfino prima di saper leggere o scrivere. Un bambino che potrebbe sentirsi confuso da tutto questo disordine o annoiato da questo limite di distanza ed isolamento ma di cui, magari, la voglia di tornare a giocare e la curiosità di osservare le persone che con le mascherine camminano per strada vincono sul resto. L’opera e questi pensieri mi hanno suscitato un senso di nostalgia dell’essere bambina ma anche e soprattutto un sentimento di tenerezza e speranza per l’innocenza e la spontaneità del gesto della bambina che si sporge per osservare con occhi puri e curiosi il mondo all’esterno di cui, nonostante tutto, vuole far parte.

 

Renoir, Bal du moulin de la galette, 1876

È stata una decisione molto difficile da prendere, tra queste bellissime opere ce ne sono moltissime che ho avuto l’onore di vedere dal vivo e scegliere tra alcuni dei miei artisti preferiti non è stato così immediato. Così ho provato a pensare quale mi sarebbe più piaciuta vedere in una classe e la mia scelta è stato il dipinto di Pierre Auguste Renoir “Bal du moulin de la galette”. È un’opera vivace e allegra, ritrae tanti attimi di felicità, produce ottimismo e spensieratezza. Può sembrare un controsenso ma credo rispecchi a pieno questo periodo. Chiusi a casa, sognando di uscire e di ritrovarci con i nostri cari ripensiamo molto spesso ai momenti più felici e solo ora li capiamo e apprezziamo a pieno. In questo periodo l’arte mi ha tenuto molta compagnia, più del solito. Ho avuto un po’ più tempo e ho ritrovato la calma per riscoprirla. Ho anche, dopo molto, ritrovato il piacere di disegnare e dipingere. Ed è proprio la serenità che ho trovato in questi lunghi pomeriggi che vorrei ritrovare a settembre, entrare a scuola e ricordare perché l’arte mi piace così tanto. Vorrei infine ringraziarla per questa bella iniziativa, perché svegliarsi e scoprire ogni giorno un’opera d’arte è stato molto divertente. L’arte è immensa ed illimitata e nonostante mi dispiaccia che questa piccola “rubrica” sia finita cercherò comunque e con molto piacere di continuare a scoprirne sempre di nuova.

 

Rudolf Bonvie, Dialog, 1973

È stata una scelta difficile, perché ciascuna di queste opere mi ha colpito in modo differente. Ma queste 13 immagini mi hanno lasciato uno strano senso di amarezza e al contempo di gioia che non mi riesco a spiegare. Probabilmente perché le due mani dopo essersi congiunte in una stretta amorevole, si separano. O forse perché queste fotografie rispecchiano quello che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, un mondo “in bianco e nero” dove anche solo tenersi per mano sembra impossibile. Grazie prof per aver condiviso queste opere con noi. Non vedo l’ora di poter ammirare la vincitrice sulle pareti della nostra aula, tutti insieme.

 

Henri de Toulouse-Lautrec, Nel letto, 1892

Appena ho visto quest’opera le mie emozioni sono state fin da subito contrastanti: da un lato c’era quel senso di nostalgia verso il passato che tutti abbiamo provato in questo periodo, dall’altra invece c’era la speranza nel rivedere i propri fidanzati e amici nella più profonda intimità, che è un po’ quella sensazione per cui molti miei amici, compresa me, si sentono vivi. E credo quindi che la sensazione di vita che è un po’ il contrario di quello che abbiamo vissuto in questo periodo, sia stato il fattore che ci ha dato speranza, perché credo che ognuno di noi abbia voluto voglia di tornare ad assaporare proprio quella sensazione.

 

Antonio Alciati, Convegno, 1918

Ho scelto il Convegno di Antonio Alciati perché penso che rappresenti pienamente i sentimenti che abbiamo provato ed i momenti che abbiamo vissuto in questo periodo difficile, nel quale siamo stati costretti a mantenere le distanze da tutti, e soprattutto da chi amiamo di più. Ho scelto quest’opera fra tutte perché, oltre a rappresentare ciò che ho scritto precedentemente, rappresenta anche il mio stato d’animo, lo stato d’animo di un’adolescente che ama incondizionatamente chi fa altrettanto con lei. Quest’opera può rappresentare molte cose, ad esempio l’amore incondizionato di due innamorati che cercano di abbattere le barriere che ci sono fra loro, oppure l’amore di due persone che si sono perse ma che poi sono tornate dall’altro, perché in fondo si sa che si torna sempre dove si è stati bene. L’amore è tante cose e non credo si possa spiegare a parole; sono convinta che prima di parlare dell’amore bisogna viverlo, penso che l’amore è sia gioia sia dolore. L’amore è difficile da spiegare e si ama veramente qualcuno solo quando non si sa il perché, perché l’amore è così, lascia sempre senza parole. Quest’opera mi ha suscitato tante emozioni, mi ha fatto sentire ulteriormente la mancanza delle persone che amo di più, mi ha ricordato quanto sia importante dimostrare ciò che si prova; mi ha ricordato quanto sia bello essere innamorati e rischiare pur di essere felice, mi ha ricordato che quando ne vale la pena è bene seguire il cuore piuttosto che la testa, mi ha ricordato quanto sia importante il tempo per poter ragionare e capire cosa si vuole veramente. Quest’opera è semplicemente un misto di emozioni indescrivibili, che solo a pensarci mi viene la pelle d’oca.

La mia scelta e il mio voto va all’opera “Convegno” (1918) di Antonio Alciati. Quest’opera ha rappresentato e, sfortunatamente ancora per molto, rappresenterà lo stato d’animo di tutti noi. Non solo rappresenta l’impossibilità di un bacio, ma di un vero e proprio contatto umano con le persone. Ora più che mai, ho capito l’importanza di un contatto; quest’ultimo è come se rappresentasse una sicurezza, un punto di riferimento, una forza, quasi un “appoggio” per andare avanti. Sono sicura che ritorneremo a riabbracciarci e a guardarci senza paura o terrore, e spero più che mai che questa pandemia sia stata d’esempio a molti. Inoltre, quest’opera, mi dona (solamente guardandola) un’energia incredibile; il dipinto è come se invitasse ad avere un contatto, quell’impossibilità di baciarsi, di quell’uomo e di quella donna, spinge ed incoraggia allo stesso tempo ad apprezzare anche l’attesa di OGNI COSA, perché sono sicura che quel bacio nel dipinto (volendo scrivere un finale), alla fine, ci sia stato. Io ho pensato questo e spero veramente che quest’opera vinca e susciti anche ai futuri studenti, che la vedranno forse in aula, le stesse mie emozioni.

 

Gustave Klimt, L’abbraccio, 1905-1909

Ho scelto questa opera del fantastico Gustave Klimt perchè riesce a trasmettermi delle emozioni coinvolgenti ogni volta che la guardo. Di questo dipinto mi piace il fatto che le due figure rappresentate sembrino fondersi in una sola unica figura; adoro perdermi nelle numerose decorazioni geometriche realizzate sulle grandi e variopinte tuniche; ma soprattutto adoro sciogliermi nel calore di questo abbraccio che sembra essere così eterno e passionale: tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento così anomalo della nostra vita.

 

Banksy, Game changer, Southampton 2020

Sinceramente scegliere una sola tra queste opere è stato praticamente impossibile, ognuna mi affascina e cattura il mio sguardo, così ho deciso di scegliere l’opera che quando torneremo a scuola, entrando nel suo laboratorio mi farà pensare a tutto quello che abbiamo vissuto in questi mesi nel bene e nel male, inoltre sarà per noi come un promemoria per non dimenticare il duro e coraggioso lavoro di medici e infermieri che sono stati dei veri e propri supereroi , come ha perfettamente rappresentato Banksy, imprimendo così una testimonianza indelebile. Grazie ancora per questo meraviglioso viaggio fatto di emozioni e di arte.

 

Fake, Super nurse, Amsterdam 2020

Quest’opera secondo me è molto significativa, in quanto rappresenta un’infermiera. Mi fa molto riflettere sul periodo che abbiamo vissuto dato che moltissimi infermieri ci hanno messo tutta la volontà e forza possibile per poter aiutare tutte le persone che sono state affette da questo virus, passando ore ed ore in ospedale, indossando tutte le protezioni adeguate e tornando a casa con i segni delle mascherine sotto gli occhi. Sono stati come dei supereroi per noi, come si nota nella mascherina della donna e sinceramente a primo impatto mi ha suscitato una sensazione di tristezza e vuoto dentro.

Quest’opera mi ha colpito molto. Essa rappresenta una triste realtà che stiamo vivendo al giorno d’oggi. L’unione della mascherina di un supereroe indossata da un medico mi ha emozionato e fatto riflettere. L’ansia, la paura, la sofferenza e la malinconia si son fatte sentire! Un grazie infinito va a tutti i medici e infermieri. Loro sì che sono i veri eroi in questa battaglia contro il virus che mi auguro riusciremo a sconfiggere restando uniti più che mai!

Ho scelto quest’opera perché essendo figlia di una mamma infermiera vivo ogni giorno all’interno di questo clima e sapere di avere un genitore che svolgendo il suo lavoro come ogni giorno riesce a salvare delle vite rendendo noi componenti della famiglia orgogliosi di lei mi rende la figlia più felice di questo mondo.

 

Rebel bear, Lockdown, Glasgow 2020

Ho scelto quest’opera perché personalmente, ma come credo per tutti, questa situazione di “lockdown” ha suscitato in me le stesse identiche sensazioni di un prigioniero. Chiusa in casa, senza più essere in grado di distinguere il giorno dalla notte, senza rispettare i pasti, senza riuscire a prendere sono la notte a causa dei mille “perché?” che mi ronzavano in testa. “Perché a noi?” “Perché ora?” “Perché proprio quest’anno?” Domande alle quali avrei voluto e vorrei ancora, essere in grado di dare risposte. Sentirmi chiusa in casa tutto il giorno, tutti i giorni per mesi, senza mai uscire, senza assaporare i profumi e i colori della primavera mi hanno fatto sentire letteralmente in trappola. Ma tutti sanno che la mente non la si può incatenare… ho letto, osservato, viaggiato e visto innumerevoli posti grazie anche a “finestre” uno dei suoi temi settimanali, tutto stando seduta sul letto nella mia cameretta; il mio piccolo rifugio, il mio piccolo mondo dove più che essere me stessa preferivo scappare da una realtà che ormai mi faceva paura.

 

Tvboy, Mobile world virus, Barcellona 2020

L’ho scelta perché credo rappresenti la vita ai tempi del covid-19: le restrizioni, le regole, il social distancing. Vediamo un’opera iconica trasformata secondo le regole imposte dalla quarantena come indossare la mascherina, per proteggersi e proteggere gli altri dal contagio. Un altro elemento indicativo è il cellulare in mano che ci ricorda che siamo stati costretti a rispettare la distanza sociale ed evitare il più possibile i contatti sfruttando una grande risorsa: internet/ tecnologia. Grazie ad essa è stato possibile far continuare le persone a lavorare ed è stata garantita la didattica agli studenti. Credo che quest’opera possa essere il simbolo dell’esperienza che ha caratterizzato e accomunato le persone del mondo intero.

 

Pony Wave, Stay safe, Los Angeles 2020

La numero 56 rappresenta l’amore ai tempi delle pandemie come quella che stiamo vivendo. le pandemie ci impediscono di avvicinarci tra di noi possiamo solo guardarci e neanche troppo da vicino almeno 1 metro di distanza. Appena l’ho vista ho subito pensato a oggi di come due fidanzati o compagni non si possano toccare, abbracciare o baciare e non riguarda solo le relazioni amorose ma anche quelle tra amici se prima quando ci vedevamo ci abbracciavamo oppure ci davamo il bacio sulla guancia ora possiamo solo guardarci senza poterci avvicinare. questa immagine mi mette molta tristezza, nostalgia dei momenti passati, ansia di quello che succederà dopo, timore di come ne usciremo da questa situazione. prima di questa pandemia sottovalutavamo tutto anche il contatto fisico e ora che non possiamo averlo lo rimpiangiamo.

 

 

 

 

 

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