VISITA A PALAZZO ALTEMPS

Il giorno 28 gennaio 2020 noi alunni/e delle classi 4E RIM e 4D AFM, accompagnate dalle docenti Delle Donne Cristina, Garzillo Eliana e Mingrone Daniela abbiamo partecipato alla visita didattica presso Palazzo Altemps, Piazza Sant’Apollinare, 46. Insieme alle nostre insegnanti siamo usciti da scuola alle 13.30 e in autobus abbiamo raggiunto il luogo indicato. Di questo Palazzo bellissimo, in particolare ci piace presentare alcune opere che più di tutte hanno catturato la nostra attenzione.

Palazzo Altemps è la sede del Museo Nazionale Romano dedicata alla storia del collezionismo. Situato a pochi passi da Piazza Navona, in prossimità della riva sinistra del Tevere, in Campo Marzio, il primo nucleo del palazzo fu edificato nel XV secolo per volontà di Girolamo Riario, signore di Imola, ambizioso nipote di papa Sisto IV. Passato in altra proprietà, nel 1568 l’edificio fu acquistato dal cardinale Marco Sittico Altemps, di origine austriaca, nipote di papa Pio IV. Il cardinale vi stabilì la propria residenza che, ampliata e impreziosita di decorazioni pittoriche, fu resa degna di rango col sistemarvi – secondo il gusto dell’epoca – la magnifica collezione di antichità e la preziosa raccolta libraria. Vi dimorarono a lungo gli Altemps, fino alla metà dell’Ottocento quando per il caso di vedovanze e innamoramenti la proprietà passò in eredità a Giulio Hardouin, padre della duchessina Maria che nel 1883 sposò nella chiesa di S. Aniceto a Palazzo Altemps Gabriele D’Annunzio. Alla fine del secolo il fabbricato fu venduto alla Santa Sede che lo destinò al Pontificio Collegio Spagnolo. Nel 1982 il primo atto dell’acquisizione di Palazzo Altemps da parte dello Stato italiano; un lungo e rigoroso restauro trova coronamento nel grande successo dell’apertura del museo al pubblico nel dicembre 1997. Il completamento dell’acquisizione (2006) e degli interventi di restauro permette di presentare oggi ai visitatori l’edificio nell’intero.

La Loggia con affreschi realizzati realizzati da Antonio Viviani intorno al 1595 su richiesta dello stesso cardinale Altemps: uno spazio aperto e definito da arcate interamente dipinto come fosse un giardino incantato, con piante di diversa fioritura e viti che crescono sui tralicci in legno disegnati per creare finte architetture prospettiche, una popolazione numerosissima di uccelli, animali e frutti. I putti nelle lunette giocano con animali esotici seguendo la moda di Raffaello.

Il sarcofago “Grande Ludovisi” è un sarcofago romano del III secolo conservato a palazzo Altemps a Roma. È alto 1,53 metri, largo 2,73 m e profondo 1,37 m. Si tratta di una delle opere della scultura romana più famose e controverse, proveniente da una tomba presso la Porta Tiburtina, scoperta nel 1621. Il coperchio, esposto a Magonza, ha subito danni nel 1945: vi sono raffigurate scene di barbari sottomessi e una figura femminile in busto contro un parapetasma (tendaggio).

Il Galata Ludovisi venne ritrovato negli scavi di Villa Ludovisi. Mostra un guerriero colto nell’atto di suicidarsi conficcandosi una spada corta tra le clavicole. La punta della spada è già entrata nel corpo. È ben sorretto dalle gambe poste divaricatamene che, insieme al busto, sono protese verso destra, mentre la testa è fieramente rivolta all’indietro. Il corpo nudo, coperto solo sulla schiena da un mantello che vola dinamicamente, mostra la dettagliata muscolatura del guerriero. L’immagine è incentrata sulla parte dove, con la mano destra, si trova ad impugnare la spada già penetrata tra le clavicole. La moglie è abbandonata sulle ginocchia, ormai a un passo dal suo “sonno eterno”.

La scultura evoca profonde sensazioni di eroismo e pateticità, a evidenziare il valore dei vinti e quindi, di riflesso, anche quello dei vincitori. La statua raffigura, con grande realismo, i tratti somatici del guerriero celtico, con gli zigomi alti, l’acconciatura dei capelli, dalle folte e lunghe ciocche e i baffi (si notano solo col viso visto frontalmente). In tale gusto si nota un accento sulla particolare erudizione che circolava alla corte di Pergamo. Probabilmente la figura stante si trovava al centro del donario, per questo è fatta per essere apprezzata da molteplici punti di vista, sviluppandosi nello spazio che la circonda.

Ci fa piacere ringraziare la guida, una signora simpaticissima, che ha capito che eravamo lì dopo sei ore di scuola, quindi, ha saputo catturare il nostro interesse mostrandoci delle curiosità e rivolgendoci delle domande.

 

Gli alunni/e

Federica Zocchi 4D AFM

Alessio Dente 4E RIM

 

 

 

 

 

 

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